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2005

Santo Eduardo Di Miceli

Santa Tecla il Poble i la Festa

Tarragona, nel 27 D.c., diventa la capitale e la sede della provincia romana e prende il nome di Hispania Tarraconensis, nel passaggio dalla Roma repubblicana a quella imperiale. Tecla è una donna vissuta al tempo della predicazione di San Paolo e, secondo la tradizione, si pensa lo abbia seguito nelle sue predicazioni, sino in Spagna. Tecla approda a Tarragona. E’ il periodo in cui gli apostoli vanno via dalla Palestina e predicano la parola di Cristo lungo le sponde del Mediterraneo. Tecla è giovane, bella, intelligente, spregiudicata e ricca.

La storia di Tecla è avvolta nel mistero. La sua vita è dedicata a Dio: è l’emblema della donna del primo cristianesimo, pronta a sacrifici e torture, pur di seguire la propria fede. Viene denunciata dal fidanzato respinto, viene sospinta sul rogo dalla madre, subisce ogni sorta di martirio, ma ne esce sempre salva, salvata da quella mano divina che la protegge. Tecla svanisce, senza lasciare alcuna traccia di se, dentro una roccia.

Di Santa Tecla, Tarragona possiede solo una reliquia, un braccio, proveniente dall’Armenia. La reliquia viene portata in processione durante la festa ogni anno. E’ l’inizio di un’antica tradizione, che dal 1321 giunge sino ai giorni nostri. L’intera comunità, riesce in un equilibrio magico e con un forte senso d’identità, ad auto-rappresentarsi nella sua tradizione popolare, tra passato e futuro, tra sacro e profano.

E’ il popolo il principale protagonista della festa, quel popolo misto di credenti e laici che in una settimana festeggia Tecla e la comunità di Tarragona in una forma di unità sociale e di spirito di identità straordinaria. Possiamo osservare quest’unità nello svolgere della festa nella costruzione delle piramidi umane fatte da molte persone che reggono la base e permettono alle altre di salire sempre più in alto. Vi è in questo gesto la costruzione di un pensiero di squadra, un pensiero all’altro da cui non si può fare a meno pena la caduta e la distruzione della piramide.

Con una metafora possiamo dire che il successo di Tarragona e della Catalunya sta proprio nel suo sapere fare squadra. Il mio lavoro nel 2005 è stato quello di documentare il rapporto tra la comunità e il rito della festa in un misto di realtà non dimenticando mai il bello, guardando alla festa con uno sguardo doppio ossessionato dal vero e distratto dal bello.

Santo Eduardo Di Miceli

Comincia a fotografare all’inizio degli anni Novanta, durante i suoi studi alla facoltà di Architettura di Palermo. Approfondisce i temi della fotografia di Architettura e di Paesaggio ed ha come tema principale della sua ricerca il rapporto tra i luoghi dell’abitare dell’uomo e il loro destino in una civiltà sempre più alla deriva. Ha collaborato come cultore della materia di Fotografia con Giovanni Chiaramonte, dal 2004 al 2010 alla Facoltà di Architettura di Palermo.Ha esposto i suoi lavori in Italia, in Spagna, in Francia, in Lituania, in Marocco in mostre personali e collettive. Ha pubblicato 6 libri: Un giorno nel giardino, Un paese di nuova fondazione, Mappe di volti, di luoghi e di fatti, Mari del SudFeste Religiose, Santa Tecla, 5 visions.